Autore: pallas23arachne

Tessitrice di mondi in bilico | Fabbricante di problemi esistenziali | Scrivo, perché non so fare le rivoluzioni | +30 | ∠( ᐛ 」∠)_

E anche questo mese ci ritroviamo qui, con la raccolta degli interventi più significativi sul mio canale Telegram, postati nel corso del mese di maggio.
Mese che è stato denso di riflessioni – dall’uso della cosiddetta intelligenza artificiale per generare immagini “in stile Ghibli” ai problemi che affliggono il racconto cinematografico negli ultimi anni.
Chiudo l’introduzione della rassegna con un annuncio: la rubrica va in pausa, probabilmente fino a metà autunno, sicuramente fin dopo l’estate, per permettermi di concentrarmi sul lavoro di ricerca e lettura per ampliare la mia monografia su Nausicaä della Valle del vento.
Buona estate e a presto!

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Buonsalve e bentornat3 a tutt3 all’appuntamento mensile con la raccolta dei miei interventi sul canale Telegram di Flamingo Strikes Back! Aprile è stato un mese denso, per quanto mi riguarda: due fiere per due weekend di seguito sono pesanti ma sono state anche occasioni di incontro e scoperte interessanti. Questo mese ci concentriamo su consigli di approfondimento sull’animazione.

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Buonsalve a tutt3! Marzo è trascorso in un lampo, quasi più veloce di febbraio, ed è stato ricco di letture – alcune andranno a rimpolpare una piccola novità che spero di annunciarvi presto. Questo mese gli interventi sul canale Telegram sono stati pochi ma soltanto perché ho potuto mettere le mani sul nuovo saggio di Ludovica Morrone, di cui troverete il collegamento alla recensione in coda a questo articolo.

Buona lettura e al prossimo mese~!

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Chi era Jun’ichi Nakahara? E Macoto Takahashi? È vero che Osamu Tezuka ha “inventato” lo shōjo manga? Quello delle riviste shōjo e dei manga shōjo è un mero fenomeno commerciale o c’è dietro un mondo molto più complesso? 

A queste e molte altre domande risponde “Shōjo Bunka. La cultura delle ragazze in Giappone dalla riforma scolastica del 1872 al Salone di Ōizumi”, saggio uscito a febbraio 2025 per i tipi de La Società Editrice La Torre, che arricchisce la sua collana di approfondimenti sul mondo del fumetto, dell’animazione e della cultura giapponese. 

A firmarlo è Ludovica Morrone, qui al suo esordio come saggista.

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Con un po’ di ritardo vi porto il raccolto di un altro mese – un po’ magro, rispetto ai precedenti. Sono al lavoro su un paio di progetti, che vi illustrerò più nei dettagli appena avranno preso una forma definita.

Febbraio è stato un mese di letture e di riflessioni, soprattutto sul mestiere di critica giornalistica e sulla serietà a cui non si dovrebbe mai rinunciare, anche quando si affrontano medium apparentemente “giocosi” come i cartoni animati e i fumetti.

Buona lettura e non dimenticate di seguirmi sul mio Canale Telegram per altri approfondimenti e consigli di lettura~!

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Shuna, che nell’aspetto ricorda il giovane Ashitaka di Principessa Mononoke, come quest’ultimo cavalca uno stambecco, che nel racconto viene chiamato “yakkul”. Il suo viaggio verso ovest è costellato di difficoltà. Non solo incontri terrificanti con demoni del deserto, ma anche le avversità degli elementi naturali, la scarsezza di cibo e acqua e poi, naturalmente, i mercanti: di provviste e di schiavi, ma tutti intenti a rapinare e depredare. Il mondo in cui Shuna si muove è un mondo decadente e arrugginito, dove al rosso ferroso del deserto inaridito si contrappone l’azzurro vivido e accecante di un cielo sempre impietosamente sereno.

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Si può dire senza tema di sbagliare che l’ultimo lavoro del maestro sia anche il più cupo, il più viscerale – in ogni senso possibile – il più gotico e il più tormentato. Si sfiorano picchi che neanche nella pur violenta Principessa Mononoke si erano visti e che il fondatore dello Studio Ghibli aveva forse squadernato davanti ai nostri occhi con tanta nettezza solo nel manga della sua Nausicaä della Valle del vento.
Tutto è soffuso e velato di una malinconia quasi mortifera: persino i colori brillanti del cielo e dei prati sterminati; persino le musiche scarne e puntute di Joe Hisaishi, qui decisamente minimalista; persino le immagini più ricorrenti che si susseguono sullo schermo.

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