“Via Col Vento” è anche un romanzo razzista, si sente dire spesso, e questa caratteristica viene trattata come una nota al margine di una storia imponente che “parla d’altro”. Invece, grattando la superficie di crinoline, terra rossa, “coraggiosi meridionali” e viziate signorine in disgrazia, si scopre che il fulcro del romanzo di Margaret Mitchell è proprio questo.

La sopravvivenza del privilegio bianco.

“Via Col Vento” è un pezzo ben scritto di propaganda confederata. Con la forza di una storia dai toni pesantemente melodrammatici e dai contenuti apparentemente universali (nascite e morti, amori irrealizzabili e relazioni tormentate, fame, guerra, malattie, distruzione e ricostruzione, c’è tutto), Margaret Mitchell ci distrae, mentre ci propina il peggior rigurgito di revanscismo sudista.

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BlacKKKlansman è la penultima opera, in ordine di tempo, del regista afro-americano Spike Lee, uno che è sempre stato molto ma molto incazzato per le condizioni subalterne in cui sono costretti a vivere gli afro-americani. E come dargli torto? Gli eventi delle ultime settimane hanno reso spaventosamente attuali tutte le frizioni, le storture, le ingiustizie, le ipocrisie del sistema sociale, economico, politico, civile degli Stati Uniti.

Hanno reso attuale o forse, più che altro, hanno riportato agli onori della cronaca una situazione che non ha mai smesso di essere attuale. Una situazione patologica che in maniera strisciante – perché media e élite illuminate bianche facevano orecchie da mercante – è sempre esistita da quattrocento anni negli USA e che nemmeno decenni di lotte e agitazioni, dagli anni Sessanta in poi, sono riuscite a risanare.

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