Perché Ganymedian Meltdown non è più disponibile su Amazon (per ora)?

Avviso ai naviganti (del web).

Ganymedian Meltdown”, il mio primo romanzo di fantascienza, non è più disponibile per l’acquisto su Amazon.

Per ora.

Meditavo già da alcuni mesi di rimuovere temporaneamente il mio libro dalla piattaforma e l’occasione per farlo si è presentata con urgenza un paio di settimane fa.

Amazon KDP dall’inizio del 2025 sta chiedendo ai propri utenti di verificare ulteriormente le proprie identità, fornendo alla piattaforma i propri documenti identificativi (carta d’identità, patente, passaporto o simili). Dico “ulteriormente”, perché Amazon KDP è già in possesso di diverse informazioni, che consentono la corretta identificazione dell’autore: dalle coordinate del conto bancario alla richiesta di compilazione di un questionario fiscale.

Non avevo e non ho alcuna intenzione di consegnare a una piattaforma come Amazon anche le copie dei miei documenti identificativi. Non credo nella promessa che questi documenti verranno correttamente distrutti, una volta accertata la mia identità. Più di un autore su Amazon KDP si è lamentato della farraginosità della procedura di riconoscimento dei documenti: l’algoritmo che dovrebbe acquisirli si inceppa, costringendo l’autore a ripetere più volte la suddetta procedura, fino ad arrivare al blocco dell’account per “troppi tentativi”.

Richiedere al servizio clienti di Amazon KDP di sbloccare l’account per poter ritentare l’invio dei documenti diventa un’impresa, stando alle testimonianze che ho letto in giro. E se già il solo processo di acquisizione è così fallace, come posso fidarmi che i miei dati sensibili vengano trattati con cura?

Internet non diventerà più “sicuro” per infanti e adolescenti, sostituendo la supervisione dei genitori con imperfettissimi algoritmi, che immagazzinano in violabilissimi server i nostri documenti identificativi. Così come il Proibizionismo non ha eradicato il consumo di alcol dagli Stati Uniti ma ha solo creato un sottobosco di criminalità che prosperava su un vizio divenuto illegale. Tuttavia questo è argomento per un altro articolo. Posso intanto consigliarvi di leggere le parole di Cory Doctorow al proposito di queste inutili e pericolose trovate censorie: Pluralistic: “Privacy preserving age verification” is bullshit (14 Aug 2025).

Il punto su cui mi preme tornare è un altro. Non mi illudo che esistano servizi perfetti di auto-pubblicazione ma Amazon KDP mi è parso, nella mia personalissima esperienza degli ultimi tre anni, un servizio dispersivo, dispendioso e ben poco interessato a seguire i propri autori e fornire loro tutte le informazioni necessarie per tutelare i propri diritti e pubblicare opere curate.

Si tratta di una questione di prospettive, presumo. Chi bazzica il mondo del self-publishing da anni probabilmente ha acquisito tutte le informazioni necessarie in altro modo. Io ho dovuto imparare da sola che avrei dovuto provvedere al deposito legale, per tutelare i miei diritti di autore. Mi sono accorta presto che le soluzioni di marketing offerte da Amazon sono costose e richiedono un impegno – in termini di tempo e di studio di queste ultime – che non mi posso e non mi voglio permettere.

La strada dell’autore auto-pubblicato è impervia, perché richieda che l’autore sia anche l’editore di se stesso e svolga tutti quei compiti che in una casa editrice svolgono professionalità diverse.

Si può sopperire a questa mancanza “facendo rete”, legando con altre persone che possano rivestire quei ruoli editoriali e con cui ci si può interfacciare in un mutuo scambio di competenze. Creare comunità attive e vitali è importantissimo, ancora di più per chi si pubblica da sé. È anche un processo lungo e tutt’altro che spontaneo, che richiede una certa capacità di socializzazione e la fortuna di trovare dall’altra parte persone che hanno voglia di lavorare e non si incantano soltanto a sognare futuri da best-selleristi.

A me piace molto stare da sola, è uno dei motivi per cui amo l’attività della scrittura. Non c’è bisogno di controparti, per svolgerla. Non ho neanche interesse a sfondare nel mondo del self-publishing. Mi interessa solo poter condividere ciò che scrivo col resto del mondo. Avrei preferito trovare un editore anche per i miei romanzi di fantascienza – sempre per quella storia che preferisco che sia qualcun altro a svolgere quella serie di attività che con la scrittura in senso stretto non c’entrano nulla.

Al momento il mercato italiano non sembra interessato a mattoni di fantapolitica di settecento pagine con protagonisti queer, però. I limiti di cartelle richiesti per i manoscritti da inviare sono per me la più grande barriera all’ingresso per proporre il mio romanzo a una qualsiasi casa editrice, piccola o grande che sia.

Poco male. Ho intenzione, per il momento, di continuare lungo la strada dell’autopubblicazione. Sto valutando alcune alternative ma mi prenderò qualche mese di pausa. Non solo per trovare una nuova casa a “Ganymedian Meltdown” ma anche per dare una sfrondata al suo stile – ma non ai suoi contenuti. Dopo dieci anni dalla sua prima stesura, trovo che si possa fare di meglio.

Si può sempre fare di meglio ma alla storia e ai personaggi di Heosphoros sono molto affezionata, anche perché crearli mi è costato sudore, fatica e anche una certa sofferenza.

Voglio tornare a condividere col mondo “Ganymedian Meltdown”. Non posso darvi una data certa, perché la mia vita privata sta subendo un po’ di scossoni, che portano via tempo, energie e attenzione alla scrittura. La speranza è ripresentarvelo nella seconda metà del 2026 – insieme a un altro progetto a cui sto lavorando già da parecchio.

Pertanto considerate questo articolo non un “addio” ma un “arrivederci”. Restate sintonizzati, come si dice in radio, perché arriveranno novità su una seconda edizione prima di quanto credete.

A presto.

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