Paranoia e isolamento in un mondo dove anche l’arte libera è un crimine

“17. La Silicon Valley deve avere un ruolo nell’affrontare i crimini violenti. Molti politici negli Stati Uniti se ne sono essenzialmente lavati le mani quando si parlava di crimini violenti, rinunciando a ogni sforzo serio di affrontare il problema o ad assumersi rischi con il proprio elettorato o i propri donatori per tirare fuori soluzioni ed esperimenti in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite.”

(Estratto da The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West, di Alexander C. Karp & Nicholas W. Zamiska, Crown Currency, 2025)

Il 18 aprile 2026 l’account ufficiale dell’azienda Palantir ha pubblicato un elenco su X: 22 punti riassumevano il nucleo ideologico di The Technological Republic, scritto a quattro mani da Alexander Karp e Nicholas W. Zamiska – rispettivamente CEO e responsabile degli affari istituzionali e consulente legale di Palantir stessa.

Il saggio si presenta come un manifesto politico di un soggetto privato, ansioso di plasmare la società intervenendo in materie che dovrebbero essere di competenza dello Stato. Fra queste c’è l’uso della forza per mantenere l’ordine pubblico.

Più di una testata ha definito queste parole il vaneggiamento di un supercattivo. In effetti negli ultimi anni si sono moltiplicati i CEO e i multimiliardari  in vena di roleplayare gli antagonisti delle loro opere preferite. Palantir prende il suo nome da una sfera magica presente ne “Il Signore degli Anelli”; Elon Musk afferma che il Tony Stark dell’MCU è basato su di lui; OpenAI, Oracle e Soft Bank hanno creato una joint venture chiamata “Progetto Stargate”; e gli esempi potrebbero continuare.

La realtà – almeno nelle menti di questi capitani d’industria mai cresciuti – imita la fantasia e in molti casi si ha l’impressione che questi danarosi interlocutori abbiano preso un po’ troppo alla lettera i loro romanzi preferiti, dimenticando che non sono manuali di istruzioni.

Copertina del saggio “Oltre la giustizia. Distopia e paranoia in Psycho-Pass” di Maria Luisa Rescigno, edito da Società Editrice La Torre

“Non era un manuale di istruzioni” è anche il titolo dell’evento con cui Maria Luisa Rescigno ha presentato il suo nuovissimo saggio al Centro di Aggregazione Giovanile di Nocera Inferiore. Perché “Oltre la Giustizia. Distopia e Paranoia in Psycho-Pass” – pubblicato da Società Editrice la Torre lo scorso febbraio – analizza un anime fantascientifico che avrebbe dovuto restare soltanto una storia di fantasia. Certo, “Psycho-Pass” contiene molteplici riferimenti ai grandi classici del sottogenere distopico e allude esplicitamente al passato e al presente del Giappone in cui vive il suo creatore, lo sceneggiatore Gen Urobuchi.

E invece a guardare “Psycho-Pass” oggi si ha la sgradevole sensazione che questo anime del 2012 stia parlando del nostro presente: quello delle intelligenze artificiali, del controllo delle masse, della censura artistica, della disgregazione delle comunità, dell’isolamento degli individui, della deresponsabilizzazione dell’essere umano attraverso l’impiego della tecnologie predittiva. Si potrebbe insinuare che stia diventando una sorta di documentario: un aspetto connaturato al genere fantascientifico, che è sempre stato dissezione del presente molto più che previsione del futuro.

Non era un manuale di istruzioni ma un segnale di allarme

Oltre la giustizia. Distopia e paranoia in Psycho-Pass” non si limita a essere un’analisi sic et simpliciter della trama e delle tematiche della serie scritta Gen Urobuchi, che ha poi passato il testimone a Tow Ubukata – quest’ultimo si è occupato della scrittura della seconda e della terza stagione e dei film “Psycho-Pass: First Inspector” e “Psycho-Pass: Providence”.

Maria Luisa Rescigno divide il saggio in cinque capitoli: illustra brevemente la storia e i personaggi principali nell’introduzione, per poi passare a esplorare le tematiche che caratterizzano il percorso di Akane Tsunemori – la giovane protagonista – e attraversano l’evoluzione del Giappone del futuro governato dal Sybil System – un sistema autoritario che ha barattato la libertà individuale con la sicurezza “a ogni costo”.

La paranoia generata da un potere totalizzante e pervasivo, le figure messianiche dei rivoluzionari che si oppongono a quel potere, la criminalizzazione del pensiero, la minaccia che la cultura libera rappresenta nei confronti di ogni totalitarismo, l’alienazione di chi non si sottomette al sistema sono gli oggetti di discussione di questa analisi. Un’analisi che dà grande centralità alle ispirazioni di Gen Urobuchi per la sua distopia che è commento sia del contesto storico e culturale in cui vive sia dello stesso sottogenere distopico.

Akane Tsunemori, protagonista della serie, in una scena del lungometraggio “Psycho-Pass: The Movie

I personaggi di Urobuchi citano costantemente non solo opere filosofiche e sociologiche ma anche classici distopici come “1984”, “Fahrenheit 451”, i romanzi di Philip K. Dick, “V per Vendetta”. Come ci dimostra l’autrice, la trama della serie e il suo worldbuilding sono intessuti fittamente di queste citazioni. Di più: queste opere alimentano le convinzioni dei protagonisti, offrono chiavi di lettura sugli eventi e spunti di riflessione allo spettatore che non si fermi alla superficie del racconto.

Il lavoro compiuto da Rescigno è quasi archeologico, perché ciò che ha compiuto è stato uno scavo nei riferimenti culturali di Urobuchi. Durante la presentazione all’edizione 2026 del Comicon di Napoli, Maria Luisa ha affermato che “Psycho-Pass” si presta ad essere il terzo componente di una triade distopica dell’animazione giapponese che ricomprende “Akira” e il franchise di “Ghost in the Shell”; quest’ultimo, tra l’altro, condivide uno sceneggiatore con “Psycho-Pass” nella persona di Tow Ubukata, che ha lavorato a “Ghost in the Shell: Arise”.  Il saggio, tuttavia, sceglie di focalizzarsi sulle ispirazioni letterarie e cinematografiche di stampo occidentale che si rinvengono dissezionando le prime due stagioni e il primo film del franchise.

Tutto comincia da “L’uomo è forte” (1938) di Corrado Alvaro, primo esempio di romanzo distopico italiano, che addirittura precede di undici anni “1984” di George Orwell. Pur non essendo questo romanzo italiano una fonte per Urobuchi, in virtù dell’adiacenza delle sue tematiche a quelle di “Psycho-Pass” diventa l’occasione per parlare di distopie, del loro ruolo nel discorso culturale e politico attuale, dei molteplici punti di contatto che i protagonisti delle opere distopiche condividono fra loro, quando si muovono all’interno di contesti repressivi ed emarginanti.

Le relazioni al tempo del Sybil System

È in questo senso che “Oltre la giustizia” diventa anche luogo di riflessione sul genere distopico più in generale, perché individua il filo rosso che lega queste denunce letterarie di ogni forma di totalitarismo, mostra i loro trope più ricorrenti e parla di come la serie di Gen Urobuchi si inserisce in questo canone, omaggiandolo e al contempo rielaborandolo.

Lo fa quando mette al centro una figura femminile come Akane Tsunemori e proprio su Akane Tsunemori Rescigno fa un passo avanti, non limitandosi a definirne la funzione narrativa. Tratto originale della sua disamina è la scelta di concentrarsi sui rapporti della protagonista con gli altri personaggi e sul modo in cui influenzano il suo cambiamento nel corso della storia.

Non di sola trama vivono i personaggi di una storia, perché sono anche le loro relazioni a definirli. Aspetto caratterizzante del percorso di Akane stessa sono i legami che stringe con altre persone: per citare solo le due più importanti, Shin’ya Kogami e Sakuya Togane, rispettivamente deuteragonista della prima e antagonista della seconda stagione.

Sakuya Togane (in primo piano) impugna un Dominator al fianco di Akane Tsunemori, mentre sullo sfondo compare Sho Hinakawa in una scena tratta dalla seconda stagione di “Psycho-Pass

Come ci mostra praticamente l’autrice, anche la manipolazione e la repressione del desiderio, così come l’la sterilizzazione dei rapporti sociali, eviscerati da ogni impulso imprevedibile dell’individuo, sono strategie di cui le dittature si servono per controllare più agevolmente le vite dei cittadini. Privare il singolo del contatto umano – e più in grande di una comunità  di riferimento – lo rende più solo, più fragile e più facilmente soggiogabile.

Proprio per questo la capacità di una protagonista come Akane di creare ponti con gli altri – prima di tutto gli emarginati – e viceversa l’incapacità di deuteragonisti e antagonisti di andare oltre la propria visione egoriferita del mondo, diventano aspetti importanti del racconto delle società distopiche, perché anche attraverso l’alterazione delle dinamiche relazionali si svela la prepotenza con cui questi sistemi autoritari arrivano a comprimere anche gli spazi di libertà affettiva delle persone. E l’analisi di Rescigno dimostra come anche come l’arte dello shipping, lungi dall’essere soltanto un mero gioco di immaginazione per fan delusi, può rivelarsi un utile strumento per rintracciare suggestioni all’interno della narrazione e anche nella mente di chi quella narrazione ha creato.

Oltre la giustizia. Paranoia e distopia in Psycho-Pass” è una lettura consigliatissima, per la sua scorrevolezza e per la prospettiva di comparazione letteraria da cui analizza questo anime più che mai attuale. E proprio l’attualità è sicuramente un altro degli ottimi motivi per recuperare quanto prima questo saggio.

Perché l’arte non è e non deve essere un manuale di istruzioni ma può rivelarsi una fonte viva di spunti e di riflessioni. Come dimostra anche “Psycho-Pass”.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Torna in alto