Tag: Animazione

Paranoia Agent (2004)

Satoshi Kon era uno di quei registi che sapevano davvero raccontare i sogni. Il suo modo di cucire assieme sequenze apparentemente insensate di eventi, ricche di suggestioni, panorami assurdi e visioni orrorifiche, per poi sovrapporle allo scorrere solo apparentemente logico dei fatti reali non era solo non scontato. Era vero, perché chiunque sogni sa che nel mondo onirico i rapporti di causa-effetto si spezzano e le immagini, i suoni, le sensazioni e le paure fluiscono a briglia sciolta.

Paranoia Agent non fa eccezione a questa regola.

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La famosa invasione degli orsi in Sicilia (2019)

E qui il viaggio è sia traversata fisica che percorso di crescita spirituale. Re Leonzio e suo figlio Tonio, il consigliere Salnitro, il coraggioso orso Babbone, il saggio Teofilo e tutti gli orsi del loro branco conquisteranno qualcosa ma perderanno qualcos’altro durante la loro convivenza con gli umani. L’innocenza, prima di tutto, la spensieratezza e l’immediatezza della vita in mezzo alla natura, barattate con la conoscenza ma anche con troppi vizi, che corrompono i più deboli di loro, quelli più facili a lasciarsi affascinare dai begli abiti e dalle armi astruse.

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Storia dell’animazione giapponese (2011)

Pur sembrando a tratti una vera e propria lista, nello spirito già annunciato dall’introduzione di essere un compendio dallo scopo ordinativo su un argomento che ha visto una letteratura ampia, sì, ma dispersiva, Storia dell’animazione giapponese mi ha catturato fin dalle prime pagine con la sua dissezione precisa e ragionata di tutta la costosa ed elaborata macchina da guerra che c’è dietro uno dei tanti anime che oggi possiamo – anche grazie a Internet – vedere e della cui animazione non sempre perfetta possiamo lamentarci.

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Kung-Fu Panda 3 (2016)

Mario Adinolfi ha detto che “Kung-Fu Panda 3” non va visto, perché propugna le tesi dell’ideologia gender. Al di là del fatto che l’idelogia gender non esiste e chi usa questa locuzione non sa neanche l’inglese, il nostro Marione nazionale ha ben pensato di uniformarsi a un costume molto diffuso in un certo ambito ignorante – del web ma anche dell’era pre-web, abbassate i vostri martelli luddisti – cioè giudicare un film senza nemmeno averlo visto.

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Zootropolis (2016)

“Zootropolis” aveva invece tutte le carte in regola per potermi stupire positivamente. Animali antropomorfi, una realtà alternativa, una trama da noir che faceva intravedere quel famoso “doppio livello d’interpretazione” che rende certi film apparentemente per tutti ma sotto sotto per adulti, perché solo se hai una certa età capisci gli ammiccamenti e soprattutto alcuni dei messaggi più sottili della storia.

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La ricompensa del gatto (2002)

Quello che ci si troverà davanti è un mix fra Alice nel Paese delle Meraviglie, il folklore giapponese e quei film Disney con animali umanoidi come protagonisti (tipo Robin Hood), ma senza buonismo disneyano e con un realismo che ben s’intreccia all’atmosfera pulita e lineare che hanno molti dei film dello Studio Ghibli, quel genere che ti rimette in pace con il mondo per l’ora e mezza di visione.

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Hotel Transylvania 2 (2015)

Attendevo non dico con ansia ma di certo con molta curiosità questo secondo capitolo, essendomi parecchio divertita a guardare il primo film. Se “Inside Out” era un film rivolto più agli adulti che ai bambini, “Hotel Transylvania 2” è il classico film d’animazione per famiglie che ha l’unica pretesa di tenerti compagnia per una serata in modo leggero e senza troppi impegni.

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Inside Out (2015)

Un film che parla di emozioni, della fatica di crescere, dell’importanza di abbandonarsi a sentimenti negativi e non solo di essere sempre felici può influenzare il giudizio complessivo sulla gestione della trama, sull’animazione, sulla musica, insomma su tutti quei lati tecnici di cui bisogna tener conto, se si vuole giudicare la qualità obiettiva di un film e non solo l’impatto che ha avuto su di noi a livello emozionale.

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